mercoledì 24 agosto 2016

Legittimi sospetti sull'11 settembre 2001: una indagine

dalla pagina http://www.another19.com/index.html/index.html


© 2013 Kevin Ryan
I crimini dell'11 settembre 2001 furono opera di Osama bin Laden e di diciannove strani giovani arabi oppure personaggi più potenti erano coinvolti? 

Dopo una decade di indagini, Kevin Robert Ryan, co-editore del Journal of 9/11 Studies offre una analisi basata su evidenze di diciannove altri sospetti. 
Con il sostegno di famiglie delle vittime e di importanti ricercatori sull'11 settembre, Another Nineteen (Altri Diciannove) guarda a chi si trovava nella posizione di compiere gli elementi principali dei crimini che ancora devono essere spiegati. Le evidenze dettagliate presentate rivelano come ciascuno dei sospetti alternativi aveva mezzi, motivi e la possibilità di compiere uno o più aspetti degli eventi dell'11 settembre. 

Chi ha tratto vantaggi dell'11 settembre? 
Cosa avrebbe dovuto succedere e non successe? 
Cosa successe e non avrebbe dovuto succedere?
Chi fu responsabile dell'11 settembre? 


lunedì 22 agosto 2016

Noam Chomsky e l’ignoranza volontaria sull’11 settembre 2001

ri-proponiamo un articolo di qualche anno fa...

dalla pagina https://aurorasito.wordpress.com/2013/12/01/noam-chomsky-e-lignoranza-volontaria-sull11-settembre-2001/

dicembre 1, 2013

Kevin Ryan Global Research, 29 novembre 2013

In risposta ad una domanda all’Università della Florida, Noam Chomsky ha sostenuto che c’è solo “un minuscolo numero di architetti e ingegneri” che ritiene che il resoconto ufficiale sul WTC 7 dovrebbe essere trattato con scetticismo. Chomsky continuava dicendo “un numero minuscolo e un paio di loro sono perfettamente seri.” Se firmate con vostri nome e credenziali una petizione pubblica sull’argomento significa essere seri, allora il piccolo numero di Noam Chomsky inizia da 2100, senza contare scienziati e altri professionisti. Perché Chomsky avrebbe fatto una tale evidente esagerazione quando gli si presentano fatti contraddittori così tante volte? Ho personalmente avuto oltre trenta scambi via posta elettronica con Chomsky. In questi scambi ha accettato che sia “concepibile” che degli esplosivi possano essere stati utilizzati sul WTC. Ma, ha scritto, se così fosse avrebbe dovuto essere stato Saddam Hussein o Usama bin Ladin a farlo. Naturalmente, non importa quanti professionisti o intellettuali siano disposti ad ammetterlo. I fatti rimangono: il resoconto del governo degli Stati Uniti sulla distruzione del WTC l’11 settembre 2001 è puramente falso. Non c’è scienza che spieghi la dimostrazione del governo del crollo del WTC7 o delle Torri Gemelle, e chiunque ammette, compreso il governo, che il WTC-7 subì una caduta libera quell’11 settembre. Non c’è spiegazione per questo se non l’uso di esplosivi.
L’affermazione ovviamente falsa sul “numero molto piccolo” di Chomsky è solo una delle numerose assurdità dell’uomo che tiene una lezione in risposta. Qui sono alcuni altri: “(gli scienziati che cercano la verità sull’11 settembre) non fanno ciò che gli scienziati e gli ingegneri compiono quando pensano di aver scoperto qualcosa. Quello che fai, quando pensi di aver scoperto qualcosa, è scrivere articoli su riviste scientifiche (ammette “uno o due articoli minori”), tiene conferenze presso società professionali, e va al dipartimento di Ingegneria Civile del MIT, o in Florida od ovunque voi siate, e presentate i risultati.” Ho inviato a Chomsky più di due articoli scientifici pubblicati su riviste tradizionali che descrivono le prove della demolizione del WTC. Perciò sa che questa affermazione non è vera. E ho fatto decine di conferenze negli Stati Uniti e in Canada sulla teoria di demolizione del WTC, molte delle quali nelle università. Ho anche sottolineato che il professore d’ingegneria civile del MIT, Eduardo Kausel, ha commesso degli errori elementari nelle sue osservazioni sul disastro del WTC. Kausel afferma su Scientific American che le torri del WTC non furono “mai concepite per resistere all’intenso incendio di carburante, una grave mancanza nella progettazione”. Kausel ha anche affermato che il getto del carburante degli aerei “ha ammorbidito o fuso le le capriate strutturali e le colonne dei piani, in modo che divenissero come la gomma da masticare.” A rischio di esagerare come Chomsky, mi avventuro nel dire che quasi tutti, oggi, sanno che queste affermazioni sono false. Chomsky ha continuato nel tentativo di sminuire e minimizzare il sacrificio di chi cerca la verità. “Ci capita di avere molta gente in giro che, trascorso un’ora su internet, pensa di sapere molto di fisica, ma non funziona così. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’attivismo politico sa che questa è una delle cose più sicure che si possano fare. E’ quasi privo di rischio. La gente prende costantemente rischi su ben altro, tra cui scienziati e ingegneri. Ho potuto e possono presentare molti esempi. Forse la gente riderà di voi, ma è tutto qui. E’ quasi una posizione priva di rischi.” Chomsky sa che sono stato licenziato dal mio posto di Site Manager degli Underwriters Laboratories per aver contestato pubblicamente le indagini del governo sulla tragedia del WTC. Sa che molti altri hanno subito conseguenze simili, tra cui anche il fisico della Brigham Young University Steven Jones e il chimico dell’Università di Copenaghen Niels Harrit, costretti a ritirarsi per averne parlato. E anche se tutti sanno che i ricercatori e le università di oggi dipendono dai miliardi di dollari in sovvenzioni del governo, Chomsky implica che tale finanziamento non potrebbe mai influenzare in alcun modo la discussione sulle posizioni politiche più delicate del governo. L'”ora su internet” è un nonsense ridicolo, naturalmente, e Chomsky lo sa bene. Jones e Harrit hanno credenziali scientifiche migliori di certi professori del MIT e abbiamo tutti trascorso molti anni a studiare gli eventi dell’11 settembre. Ho trascorso più di un decennio, e ho contribuito a numerosi libri e articoli scientifici sull’argomento.
Assecondando i disturbatori nella folla, Chomsky ha riassunto la sua posizione semplicistica (pubblica) sugli eventi dell’11 settembre. “Tuttavia, c’è un problema molto più profondo, che s’è  presentato ripetutamente e devo ancora sentire una risposta. Vi sono prove schiaccianti che l’amministrazione Bush non ne fosse coinvolta, prove molto elementari. Non devi essere un fisico per capirlo, basta pensarci un minuto. Vi sono un paio di fatti che sono incontrovertibili:
1. L’amministrazione Bush voleva disperatamente invadere l’Iraq. (Continua a dire che c’erano buone ragioni, compreso che l’Iraq è “proprio in mezzo alla regione che produce maggiore energia nel mondo”.)
2. Non incolparono dell’11 settembre gli iracheni, ma i sauditi, loro principale alleato.
3. A meno che non fossero dei pazzi totali, avrebbero incolpato gli iracheni se in qualche modo ne fossero coinvolti”, continuando a dire che “non vi era alcun motivo per invadere l’Afghanistan” che “fu per lo più una perdita di tempo.”
Fondamentalmente, queste tre ragioni “schiaccianti” si riducono alla ragione che Chomsky presuppone che, se vi fosse stata coinvolta l’amministrazione Bush, avrebbe subito accusato l’Iraq dell’11 settembre. Naturalmente, i capi di Bush incolparono immediatamente l’Iraq per l’11 settembre e lo fecero ripetutamente. Fu una delle due originarie giustificazioni addotte dall’amministrazione Bush per invadere l’Iraq. Inoltre, Chomsky sicuramente ebbe una risposta al suo “problema più profondo”, quando ricevette una copia del mio nuovo libro Another Nineteen diversi mesi prima delle sue osservazioni. Il libro fornisce ampie ragioni e prove schiaccianti sulle intenzioni reali e i sospetti che Dick Cheney, Donald Rumsfeld e diciannove loro colleghi fossero i mandanti degli attentati dell’11 settembre. Dopo aver scritto di essere “felice di sapere del nuovo libro“, gliene mandai una copia. Chomsky ammise di aver ricevuto il libro ad agosto e mi scrisse che era “contento di avere una copia del libro, e spero di poterlo leggere quanto prima.” Ma, o Chomsky ignora la risposta alla sua grande preoccupazione da diversi mesi, o sa che tale sua preoccupazione non ha ragione. Perché finge ignoranza in questo modo? Forse è il fatto che perderebbe la faccia se dovesse ammettere, infine, che c’è molto di più nella vicenda dell’11 settembre. Indipendentemente da ciò, quando un numero molto piccolo parte da 2100 [oggi oltre 2500] e “le prove schiaccianti” che scagionano l’amministrazione Bush si riducono a una pessima ipotesi, ci ricordiamo di nuovo del potere che l’11settembre detiene. Quando vengono presentate prove sostanziali sulla complicità dei dirigenti aziendali e governativi, l’ovvio diventa o innegabile o un spunto emotivo per dissimularsi.


Copyright © 2013 Global Research
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Leggi anche [en]:

giovedì 11 agosto 2016

Comunicato sulla Libia

 
Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

5 ago 2016 — L’Italia è entrata in guerra in Libia, anche se finge di prendere tempo. Il Parlamento italiano non è in grado, collettivamente, di formulare nemmeno un’alternativa. Siamo al disastro politico.
Il CNGNN intende invece formulare la sua valutazione dei gravissimi e intollerabili atti di subordinazione/aggressione cui l’Italia partecipa e di cui condivide la piena responsabilità.
Siamo di fronte a un nuovo episodio di colonialismo, aggiornato in funzione della strategia USA-Nato di demolizione degli stati nazionali per controllare i loro territori e le loro risorse.
Liberare la Libia dalla presenza dell’ISIS è una scusa indecente. È stata la Nato a portare Al Qaeda e l’ISIS in Libia.
L’effetto sarà la riapertura delle basi militari occidentali sul territorio libico. La “missione di assistenza alla Libia”, con l’avallo estero delle Nazioni Unite, consentirà la spartizione “legale” delle preziose risorse energetiche e idriche della Libia e di almeno 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici confiscati illegalmente nel 2011, all’atto dell’aggressione e dell’assassinio di un capo di stato legittimo. Questa rapina di quadruplicherà quando l’export libico tornerà ai livelli precedenti all'aggressione.
Questo è l’unico significato di ciò che accade. L’ISIS si combatte smettendo di aiutarla, finanziarla, consentirle movimenti e azioni. Questo è in atto da tempo, con la connivenza dei servizi segreti di USA, Francia, Gran Bretagna, Arabia Saudita, Israele. Da questa coalizione di aggressori si è ormai sganciata perfino la Turchia.
Ma L’Italia continua a farne parte attiva. I droni partono da Sigonella. Se ci saranno atti di terrorismo contro il nostro paese, vorrà dire che gli italiani sapranno a chi chiedere conto, politicamente e moralmente. Tutto quello che l’Italia decide non è in nostro nome: è contro di noi e contro i nostri figli.

IL CNGNN (Comitato No Guerra No Nato)

lunedì 1 agosto 2016

6,7,9 agosto 2016 a Site Pluto per far memoria di Hiroshima e Nagasaki ...

presenza a Longare

davanti alla base USA Site Pluto
Longàre, Vicenza, Italia, Europa, Terra

per un mondo libero da armi nucleari
e dalla minaccia di auto-distruzione

Il 6 Agosto 1945 fu sganciata la prima bomba atomica della storia, che rase al suolo la città giapponese di Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, la stessa sorte toccò a Nagasaki. Un orrore che ha causato subito fra 100 e 200mila morti, più decine di migliaia di morti e malformazioni nei mesi e anni successivi alla deflagrazione nucleare. Ad oggi le vittime, secondo alcune stime, sono oltre 350 mila e oltre 150 mila fra i sopravvissuti conducono ancora una esistenza dolorosa a causa delle conseguenze delle radiazioni...
 
- sabato 6 agosto dalle 7.30 alle 11
ore 8.15 la prima bomba atomica colpisce Hiroshima 
don Albino e i ciclisti di Pace in Bici, iniziativa di Beati i costruttori di Pace, faranno Presenza a Longare 

- Domenica 7 agosto dalle 10 alle 11

- martedì 9 agosto dalle 7.30 alle 11.15
ore 11.02 la bomba colpisce Nagasaki

... per fare memoria e dire: 

NO alle bombe nucleari in Italia



Comunicato Rete Italiana per il Disarmo: Da Hiroshima e Nagasaki all'Italia e al mondo: basta armi nucleari


Le date del 6 e 9 agosto, in ricordo dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, possono essere considerate l'inizio dell'anno di attività per la richiesta di messa al bando delle armi nucleari. Anche in Italia con “Pace in Bici” (l'annuale biciclettata organizzata dai “Beati i Costruttori di Pace”) ricorderemo i 71 anni dell'uso delle atomiche in Giappone.
Clicca qui per leggere il comunicato


“Pace in Bici” Percorso 2016
Ritrovo a Longare, sera del 5 agosto.

6 agosto: Memoria di Hiroshima, ore 8.15, davanti al Site Pluto di Longare – Montecchio M. – Trissino – Priabona – Malo – Isola V. – Oasi naturalistica di Villaverla – Novoledo. Temi della giornata: inquinamento dell’acqua, devastazione del territorio con la Pedemontana, responsabilità e cura dell’acqua bene comune.
7 agosto: Novoledo – Cittadella – Morgano (TV). Temi della giornata: accoglienza e rifiuto dei più poveri, testimonianze.
8 agosto: Morgano – Vallenoncello (PN). Temi della giornata: atomiche, territorio, rifugiati.
9 agosto: Vallenoncello – Aviano. Ore 11, Memoria di Nagasaki, davanti alla Base USAF di Aviano.

Leggi anche l'approfondimento Per un mondo libero da armi nucleari di Lisa Clark 

sabato 30 luglio 2016

Brzezinski: “L’interesse nazionale dell’America” [U.S.A.]

dalla pagina http://it.sputniknews.com/opinioni/20160726/3202359/Brzezinski-usa.html

di Giulietto Chiesa
In sintesi: staccare la Russia dalla Cina, metterle l’una contro l’altra. E convincere quella delle due che ci starà a diventare un partner privilegiato degli USA.

Facile a dirsi, ma difficile da farsi. Eppure bisogna farlo, altrimenti l'alternativa che si para davanti agli Stati Uniti sarà secca e inevitabile: o perdere il proprio ruolo dominante nel mondo, o andare incontro a un "mutuo suicidio assicurato", cioè allo scontro strategico (nucleare e di altro tipo) con uno dei due antagonisti, o con entrambi.

Vecchio ma mai domo, Zbignew Brzezinski affronta di petto la situazione "catastrofica" in cui si trovano gli Stati Uniti d'America in un articolo che — come altri della sua carriera — è destinato a lunga fama. Pubblicato su "The American Interest", il saggio ha tutta l'aria di essere un consiglio per la signora Hillary Clinton, presidente americana prossima ventura. Ed è, come il solito, una brillante rassegna di crude verità, accompagnate da una totale improntitudine verso il resto del mondo.
Il "polacco" rimane convinto che l'America può fare quello che vuole, basta che decida. Certo, la situazione non è brillante: il problema è quello di individuare la giusta direzione. Ed essa si chiama "Verso un riallineamento globale" (Toward a Global Realignment"). Il titolo non lascia equivoci: riallineamento del mondo dietro gli Stati Uniti, che si potrà fare ponendo fine alla stagione del "Risveglio politico globale" ("Global Political Awakening").
Brzezinski cita il "se stesso" del 2008, che pubblicò sul New York Times un articolo altrettanto epocale, il cui scopo evidente era di "dare la linea" al presidente Barack Obama (NYT 2008, 12,16). Il quale la fece propria, con gli effetti davvero catastrofici che ora il mondo intero, insieme all'America, sta sperimentando. Il trucco che Brzezinski propose a Obama non era poi molto diverso da quello che egli propose di usare contro l'Unione Sovietica dei tempi dell'invasione dell'Afghanistan. L'America cominciava a barcollare? Il nemico diventava arrogante? Ebbene: diamogli il suo bel Vietnam e vediamo come se la cava. Per fare l'operazione era stato necessario inventare Al Quaeda e scatenare i fondamentalisti islamici allevati dall'Arabia Saudita. Funzionò alla perfezione. 
E funzionò perfettamente anche con l'11 settembre 2001, quando gli ex mujaheddin si trasformarono in comodi strumenti di copertura del "colpo di stato mondiale" che i neocon organizzarono per cementare l'intero Occidente attorno alla guida americana. Serviva a distrarre l'attenzione del mondo intero dal fatto — sempre più evidente — che la crisi non derivava dal nemico rosso (che ormai non c'era più), ed era tutta interna al meccanismo del cosiddetto Mercato occidentale. E dunque occorreva, al contempo, creare un altro "nemico mortale", l'"Islam". Seguirono l'Afghanistan, l'Irak, (più tardi la Libia, la Siria). Fu quello il "riallineamento" dell'epoca. Ma durò solo sette anni. Dopo i quali arrivò il crollo di Lehman Brothers, la crisi dei subprime, il fallimento di Wall Street e dell'immensa montagna di derivati di carta che l'America aveva disseminato in tutte le direzioni.
Con il "Global Political Awakening", Brzezinski (e il suo allievo Obama) prepararono un altro bel Vietman: questa volta all'Europa (e, di nuovo, alla Russia). Questa volta furono le "rivoluzioni colorate", dovunque possibile; furono le "primavere arabe"; furono i colpi di stato insufflati (incluso quello di Kiev del 2014, fino a quello di Ankara del 2016); fu (ed è) il terrorismo diffuso, capillare, organizzato (con l'apporto dei servizi segreti, a loro volta tutti controllati da quelli americani e dal Mossad, sempre in prima linea) e più o meno spontaneo; furono (e sono) le migrazioni di massa che si sono riversate sull'Europa, e che saranno intensificate; furono le massicce campagne di manipolazione dell'opinione pubblica, attraverso diffusione di notizie false; fu l'uso massiccio dei "metadata" accompagnato e integrato da quello dei social network, tutti monopolisticamente in mano agli Stati Uniti. Il "Global Political Awakening" fu, in sostanza, l'applicazione della teoria del Caos. Applicazione dedicata all'Europa.
Ma tutto questo — e bisogna dare atto a Brzezinski che sull'Europa ha funzionato — ha contagiato anche l'America. Il caos non è solo quello artificiale, prodotto verso l'esterno. E' anche il frutto velenoso del meccanismo impazzito che sono gli Stati Uniti stessi. Soprattutto non è riuscito a intaccare i nemici esterni. Russia e Cina sono ancora lì. E più passa il tempo, più appaiono in condizione di "creare improvvisamente le condizioni di rendere l'America militarmente inferiore".

Ed ecco riapparire Brzezinski con la sua nuova ricetta: il "riallineamento". Come detto sopra, qui non si parla dell'Europa. L'Europa è già dominata (o viene ritenuta tale). Obbedirà, con le buone o con le cattive. La pratica del caos organizzato, e ormai anche spontaneo, verrà, se necessario, intensificata. Il problema non è l'Europa: il problema è la Russia, che non si arrende. E la Cina, che continua la sua marcia imperterrita, nemmeno sfiorata dalla crisi dell'Occidente. Quale delle due scegliere come partner tattico? Qui Brzezinski perde la sua lucidità e oscilla incerto. La leadership americana, scrive, deve "contenere" entrambi, ma puntare a eliminare uno dei due. E il più probabile candidato "al momento è la Russia".

Solo che costringere alla resa la Russia non pare facile. Altrettanto non facile è trasformare la Cina in un partner affidabile. Che, nel presente momento, è come se un giovincello a bordo di una bicicletta si ponesse il compito di trascinare un elefante. E poi c'è il fattore tempo: "in prospettiva — scrive Brzezinski — potrebbe essere la Cina a divenire intrattabile". Che guaio!
Hillary Clinton, questa volta, viene lasciata nel dubbio. La ricetta di Brzezinski non è una ricetta. Ma sarà applicata: intensificazione del caos globale e concentrazione dell'offensiva contro la Russia.

venerdì 29 luglio 2016

Spesa militare italiana: oltre 2,5 milioni di euro all'ora...

dalla pagina http://milex.org/

Oltre 2,5 milioni di euro ogni ora. E' l'incredibile dimensione della spesa militare italiana. Mezzo milione l'ora solo per l'acquisto di nuovi armamenti. Un investimento che sottrae preziose risorse ad altre voci di spesa pubblica (sanità, istruzione, pensioni, ambiente) e che oggi non è possibile controllare in maniera democratica proprio per mancanza di dati ed analisi certe.

Per questo Francesco Vignarca (Rete Italiana Disamo) ed Enrico Piovesana (Fatto Quotidiano) insime al Movimento Nonviolento hanno deciso di lanciare un percorso verso un Osservatorio sulle spese militari italiane (MIL€X) il cui primo passo sarà la realizzazione del primo Rapporto annuale sulle spese militari italiane. Per realizzarlo è stato lanciato un progetto di crowdfunding attivo in questi giorni che potete trovare su Eppela all'indirizzo https://www.eppela.com/it/projects/9285-mil-x-2016

E’ importante che si riesca a concretizzare questo prezioso strumento civico di monitoraggio su una tematica di cui le organizzazioni e campagne pacifiste e disarmiste si sono sempre occupate e che impatta fortemente sulle dinamiche economiche negative che la finanza etica ha invece sempre combattuto. L’invito dunque è quello di sostenere il progetto MIL€X partecipando al cro! wdfunding entro il 5 di agosto e costruendo così un nuovo strumento di contrasto alle politiche di militarizzazione e diffusione della guerra nel mondo.

Per maggiori informazioni > milex.org

Presentazione video del progetto > https://www.youtube.com/watch?v=I8A1BBKGR_A



«Dobbiamo vigilare contro l'acquisizione di un'ingiustificata influenza da parte del complesso militare-industriale, sia palese che occulta. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà e processi democratici. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può trovare un adeguato compromesso tra l'enorme macchina industriale e militare di difesa e i nostri metodi e fini pacifici, in modo che sicurezza e la libertà possano prosperare assieme».
Presidente degli Stati Uniti d’America Dwight D. Eisenhower,
Discorso di addio alla nazione del presidente, 17 gennaio 1961


«Il denaro che oggi si sperpera a costruire ordigni di morte che recano in essi la fine dell’umanità, serva, invece, a combattere la fame nel mondo. Mentre io parlo migliaia di creature umane lottano contro la fame e di fame muoiono. Si svuotino gli arsenali e si colmino i granai».
Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini,
Discorso di Città del Messico, 27 marzo 1981