martedì 15 agosto 2017

Top secret: la dislocazione delle atomiche Usa in Italia

dalla pagina http://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/231-guerre/66533-top-secret-la-dislocazione-delle-atomiche-usa-in-italia.html 

Pubblicato: 22 Luglio 2017
di Manlio Dinucci

I risultati delle periodiche ispezioni per controllare come le armi nucleari statunitensi vengono gestite, mantenute e sorvegliate sono, da ora in poi, top secret: lo ha deciso il Pentagono, dichiarando che in tal modo «si impedisce agli avversari di conoscere troppo riguardo alla vulnerabilità delle armi nucleari Usa». In realtà, commentano gli esperti della Federazione degli scienziati americani (Fas), i rapporti sulle ispezioni finora diffusi non contenevano dati classificati. Erano però emersi problemi relativi alla sicurezza delle armi nucleari e al comportamento del personale addetto alla loro gestione. Quindi da ora in poi nessuno, al di fuori di una ristretta cerchia nel Pentagono, potrà avere notizie sul grado di sicurezza dei siti, come Aviano e Ghedi Torre, in cui sono stoccate armi nucleari statunitensi.

Lo scopo fondamentale della decisione del Pentagono è però un altro: non facendo più sapere dove vengono effettuate ispezioni, esso non rivela più, neppure indirettamente, dove sono installate le armi nucleari. Ciò riguarda non solo le installazioni sul territorio statunitense ma, soprattutto, quelle in altri paesi. Non a caso la segretazione dei risultati delle ispezioni è stata decisa proprio mentre la B61-12, la nuova bomba nucleare Usa destinata a sostituire la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei, è entrata nella fase di ingegnerizzazione che prepara la produzione in serie.
Non si sa quante B61-12 siano destinate all’Italia – scrivevamo sul manifesto il 18 aprile – ma non è escluso, data la crescente tensione con la Russia, che il loro numero sia maggiore di quello delle attuali B61 (stimato in 70). Non è neppure escluso che, oltre che ad Aviano e Ghedi, esse vengano dislocate in altre basi, tipo quella di Camp Darby dove sono stoccate le bombe della U.S. Air Force. Il fatto che, all’esercitazione Nato di guerra nucleare svoltasi a Ghedi nel 2014, abbiano preso parte per la prima volta anche piloti polacchi con cacciabombardieri F-16C/D, indica che con tutta probabilità le B61-12 saranno schierate anche in Polonia e in altri paesi dell’Est.
La B61-12 non è una semplice versione ammodernata della precedente, ma una nuova arma: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili a seconda dell’obiettivo da colpire; un sistema di guida che permette di sganciarla non in verticale, ma a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un first strike nucleare. La nuova bomba nucleare può essere sganciata dai caccia F-16 (modello C/D) della 31st Fighter Wing, la squadriglia di cacciabombardieri Usa dislocata ad Aviano (Pordenone), pronta all’attacco attualmente con 50 bombe B61 (numero stimato dalla Fas). La B61-12 può essere sganciata anche da cacciabombardieri Tornado PA-200, tipo quelli del 6° Stormo dell’Aeronautica italiana schierati a Ghedi (Brescia), pronti all’attacco nucleare attualmente con 20 bombe B61. In attesa che arrivino anche all’aeronautica italiana i caccia F-35 nei quali, annuncia la U.S. Air Force, «sarà integrata la B61-12».
Le mozioni parlamentari in cui si chiede al governo italiano di non permettere che le B61-12 siano installate sugli F-35 servono a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento; non hanno però alcuna possibilità di riuscita poiché la decisione non è nelle mani del governo italiano ma del comando Usa/Nato, e le stesse bombe possono essere istallate su altri aerei. La questione di fondo è un’altra. Una volta iniziato nel 2020 (ma non è escluso anche prima) lo schieramento in Europa della B61-12, definita dal Pentagono «elemento fondamentale della triade nucleare Usa» (terrestre, navale e aerea), l’Italia, ufficialmente paese non-nucleare, verrà trasformata in prima linea di un ancora più pericoloso confronto nucleare tra Usa/Nato e Russia.
Nonostante che l’Italia abbia ratificato il Trattato di non-proliferazione (Tnp), che la impegna a «non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente». La battaglia politica da condurre nel paese e in parlamento deve quindi mirare alla eliminazione delle armi nucleari installate in Italia, ossia alla completa denuclearizzazione del nostro territorio nazionale, sia perché ciò è prescritto dal Tnp, sia perché costituisce la condizione indispensabile per l’adesione italiana al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, votato a grande maggioranza alle Nazioni Unite ma ignorato dall’Italia.
(il manifesto, 21 luglio 2017)

FIRMA LA PETIZIONE: Clicca qui!

Sullo stesso argomento: 

sabato 12 agosto 2017

Schiavi e liberi

Questo è il primo di due testi che don Maurizio Mazzetto ci ha letto la mattina del 9 agosto facendo Presenza a Longare...

Schiavi e liberi

Chi, sia pure sommariamente (come noi: tanto per mettere le mani avanti), conosce la storia dell’atomica, della bomba atomica, è in grado di fare questa semplice e penosa constatazione: che si comportarono liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece godevano di una oggettiva condizione di libertà. Furono liberi coloro che non la fecero. Schiavi coloro che la fecero. E non per il fatto che rispettivamente non la fecero o la fecero – il che verrebbe a limitare la questione alle possibilità pratiche di farla che quelli non avevano e questi invece avevano – ma precipuamente perché gli schiavi ne ebbero preoccupazione, paura, angoscia; mentre i liberi senza alcuna remora, e persino con punte di allegria, la proposero, vi lavorarono, la misero a punto e, senza porre condizioni o chiedere impegni (la cui più che possibile inosservanza avrebbe almeno attenuato la loro responsabilità), la consegnarono ai politici e ai militari.

E che gli schiavi l’avrebbero consegnata a Hitler, a un dittatore di fredda e atroce follia, mentre i liberi la consegnarono a Truman, uomo di «senso comune» che rappresentava il «senso comune» della democrazia americana, non fa differenza: dal momento che Hitler avrebbe deciso esattamente come Truman decise, e cioè di fare esplodere le bombe disponibili su città accuratamente, «scientificamente» scelte fra quelle raggiungibili di un paese nemico; città della cui totale distruzione si era potuto far calcolo (tra le «raccomandazioni» degli scienziati: che l’obiettivo fosse una zona del raggio di un miglio e di dense costruzioni; che ci fosse una percentuale alta di edifici in legno; che non avesse fino a quel momento subito bombardamenti, in modo da poter accertare con la massima precisione gli effetti di quello che sarebbe stato l’unico e il definitivo…).

La struttura organizzativa del «Manhattan Project» e il luogo in cui fu realizzato per noi si sfaccettano in immagini di segregazione e di schiavitù, in analogia ai campi di annientamento hitleriani. Quando si maneggia, anche se destinata ad altri, la morte – come la si maneggiava a Los Alamos – si è dalla parte della morte e nella morte. A Los Alamos si è insomma ricreato quello appunto che si credeva di combattere. Il rapporto tra il generale Groves, amministratore con pieni poteri del «Manhattan Project», e il fisico Oppenheimer, direttore dei laboratori atomici, è stato di fatto il rapporto che frequentemente si istituiva nei campi nazisti tra qualcuno dei prigionieri e i comandanti. Per questi prigionieri, il «collaborazionismo» era un modo diverso di esser vittime, rispetto alle altre vittime. Per gli aguzzini, un modo diverso di essere aguzzini. Oppenheimer è infatti uscito da Los Alamos annientato quanto un prigioniero «collaborazionista» dal campo di sterminio di Hitler.

Il suo dramma – che non ci commuove affatto, a cui soltanto riconosciamo un valore di parabola, di lezione, di ammonizione per gli altri uomini di scienza – è propriamente il dramma, vissuto a livello individuale, soggettivo, di un nefasto «collaborazionismo» che molte migliaia di persone hanno vissuto (nel senso che ne sono morte) oggettivamente, in quanto ne sono stati oggetto, bersaglio. E speriamo che altre e più vaste vendemmie di morte non vengano da questo, non ancora infranto, «collaborazionismo».

Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Einaudi, 1975



Questo è il secondo di due testi che don Maurizio Mazzetto ci ha letto la mattina del 9 agosto facendo Presenza a Longare... 
  
COMUNICATO DEL SINDACO DELLA CITTA' DI HIROSHIMA E SUA LETTERA AL PRESIDENTE DEGLI USA DOPO L'INIZIO DELLA GUERRA IN AFGHANISTAN
 
8 ottobre 2001

Ho avuto notizia che prima dell'alba dell'8 ottobre, ora del Giappone, gli USA e la Gran Bretagna hanno cominciato a bombardare degli obiettivi dei terroristi e dei Talebani.

E' superfluo dire che gli attacchi terroristici di New York e Washington sono di atti di violenza inumani e ingiustificabili. Tuttavia la gente di Hiroshima crede, come abbiamo più volte ripetuto, che la strada della riconciliazione e della realizzazione di una pace autentica sia proprio nella rottura della catena dell'odio e della violenza. Anche se la violenza dovesse essere usata come l'ultima delle soluzioni possibili, ci si dovrebbe ricorrere solo all'interno di un contesto legale internazionale. Perciò è profondamente riprovevole che gli attacchi militari abbiano avuto inizio prima che adeguati sforzi fossero stati effettuati per trovare una soluzione pacifica.

Ci rendiamo conto con preoccupazione che l'attuale azione militare creerà una nuova catena di odio, inimicizia e violenza. Chiediamo di nuovo che gli USA e la comunità internazionale mettano da parte i sentimenti di rabbia e di dolore e si adoperino per spezzare la lunga catena di odio e violenza che ha dominato la storia mondiale per così tanti secoli.

Preghiamo affinché il popolo innocente dell'Afghanistan non venga sacrificato a causa di questo attacco e chiediamo che la violenza cessi immediatamente.

Tadatoshi Akiba, Sindaco di Hiroshima

venerdì 11 agosto 2017

11 settembre 2001: i grattacieli non cadono così

Oltre 500000 persone hanno visto l'articolo riassuntivo di AE911Truth.org [Architetti e Ingegneri per la Verità sull'11 Settembre] dal titolo "15 anni dopo: sulla fisica dei crolli dei grattacieli" pubblicato su EuroPhysics che descrive l'insostenibilità della versione ufficiale relativa ai crolli delle Torri Gemelle (WTC 1 e 2) e dell'Editificio 7 (WTC 7) l'11 settembre 2001.

E’ importante ricordare che il fuoco non ha mai causato il crollo totale di edifici con struttura in acciaio, né prima né dopo l’11 settembre. Avremmo allora assistito ad uno stesso evento senza precedenti per ben tre volte l’11 settembre 2001? Le relazioni del NIST [Istituto Nazionale per gli Standard e la Tecnologia negli USA], che hanno tentato di sostenere quella improbabile conclusione, non riescono a persuadere un numero crescente di architetti, ingegneri e scienzati. Piuttosto, l’evidenza punta in modo preponderante alla conclusione che tutti e tre gli edifici siano stati distrutti da demolizioni controllate. Date le implicazioni di ampia portata, è eticamente imperativo che tale ipotesi diventi oggetto di una indagine veramente scientifica e imparziale da parte di autorità responsabili.

Architetti e Ingegneri per la
Verità sull’ 11 settembre
AE911truth.org - verità sull' 11 settembre
AE911Truth.org
2900 Ingegneri e Architetti affermano che il crollo delle Torri Gemelle (WTC-1 e 2) dell’Edificio 7 (WTC-7) del World Trade Center fu il risultato di demolizioni controllate
   
L’ 11 settembre 2001 per la prima (e ad oggi ultima) volta nella storia dell’ingegneria civile, non 1, non 2 ma ben 3 grattacieli con strutture in acciaio e cemento sarebbero crollati – in modo simmetrico cioé su se stessi,  e praticamente in caduta libera – a seguito dell’impatto di un aereo di linea e conseguente incendio (Torri Gemelle) e, rispettivamente, per un incendio alimentato da attrezzatura e materiali da ufficio (nel caso dell’Edificio 7, WTC-7, di 47 piani) …
La demolizione controllata, che presuppone una lunga e accurata progettazione e l’impiego di potenti esplosivi, rimane l’unica ipotesi logica e plausibile e l’unico modello in grado di spiegare gli eventi dell’11 settembre al World Trade Center, mentre i modelli proposti dalle indagini ufficiali sull’ 11 settembre NON corrispondono alla realtà di come sono avvenuti i crolli:

  • i modelli “ufficiali” proposti [“Pancake collapse” e “Pile driver collapse”] sono di fatto  sbagliati
  • l’unico modello che fino ad ora corrisponde alla realtà dei crolli dei 3 edifici è quello di demolizione controllata, che richiede progettazione e cariche esplosive, come l’organizzazione Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11 Settembre AE911Truth.org da anni afferma.

Un semplice ed efficace video è disponibile per illustrare le implicazioni dei vari modelli e la loro corrispondenza o meno ai dati reali: 9/11 Experiments: The Force Behind the Motion.

Il fisico David Chandler ha dimostrato (video) che l’Edificio 7 (WTC-7) è crollato in perfetta caduta libera per circa 2,5 sec (su un totale di 6,5 sec, contro i teorici 6,2 sec di una completa caduta libera); un edificio può crollare in caduta libera o quasi solo nel caso di demolizioni controllate, in cui cariche esplosive eliminano la resistenza offerta dalla struttura stessa dell’edificio (muri, architravi, colonne, …).

"Ri-Pensa l’11 settembre 
 L’evidenza potrebbe sorprenderti"
 
ReThink911.orgReThink911è la campagna internazionale promossa dagli Architetti e Ingegneri USA di ae911truth.org   

La petizione “ReThink911” proposta da AE911Truth.org chiede la costituzione di una commissione di inchiesta, autorevole e indipendente, per indagare sugli eventi dell’ 11 settembre 2001. Finora è stata sottoscritta da 23139 persone.


Lo sapevi che una terza torre 
è caduta l’11 settembre 2001?

11 settembre: la terza torre WTC-7
Si tratta dell’Edificio 7 del World Trade Center crollato alle 5,20 del pomeriggio di quell’11 settembre … eppure non è stato colpito da un aereo, l’incendio che si era sviluppato non era sufficiente a farla crollare, è crollato su se stesso in 6,5 secondi, in caduta libera nei primi secondi, ricercatori indipendenti hanno trovato tracce evidenti di esplosivi molto potenti e ad elevata tecnologia, in uso solo in alcuni laboratori militari…

Ma chi non cerca non può trovare… L’indagine ufficiale ha inizialmente ignorato completamente l’Edificio 7. Successivamente i ricercatori ufficiali hanno proposto dei modelli che però non corripondono al modo in cui gli edifici sono crollati e non hanno investigato l’eventuale uso di materiale esplosivo: non cercandolo non l’hanno trovato!

Anche i mezzi di comunicazione di massa ufficiali (mainstream mass media) hanno volutamente ignorato e superficialmente denigrato anche i tentativi onesti e razionali di ricerca della verità su quanto avvenuto a New York l’ 11 settembre 2001, come ad esempio il New York Times…


Quindi, secondo il NY Times, 2 aerei avrebbero fatto crollare 3 edifici: le Torri Gemelle la mattina e l’Edificio 7 nel pomeriggio…

dalla pagina http://www.ae911truth.org/news/376-news-media-events-how-911-continues-to-kill.html

How 9/11 Continues to Kill

 

Le polveri dalle Torri del World Trade Center implose causano ancora cancro e altre malattie dopo anni


Articolo di Craig McKee
 
Le menzogne possono uccidere. E poche menzogne hanno ucciso più di quelle mascherate da "verità" su ciò che avvenne l'11 settembre 2001.
Oggi, oltre 15 anni dopo il 9/11, esporre quelle menzogne è importante e necessario come sempre. La falsa narrazione ufficiale su ciò che causò il crollo degli edifici del WTC non solo continua a reclamare vittime nella "guerra al terrore" globale, ma le false dichiarazioni sulla qualità dell'aria a Ground Zero l'11 settembre e nelle settimane e mesi che seguirono stanno ancora uccidendo centinaia di persone e ancora facendo ammalare gravemente migliaia di altre.

Il numero di primi soccorritori, di chi ha lavorato per rimuovere le macerie e di residenti della parte sud di Manhattan che hanno subito e subiscono conseguenze non sta diminuendo ma aumentando bruscamente. Anche quelli esposti alla polvere tossica e all'aria contaminata a Ground Zero che non si sono ancora ammalati,  non hanno modo di sapere se quel giorno arriverà prima o poi...
articolo completo in inglese


Se hai ancora dubbi e vuoi più informazioni...
guarda:

  • video di 30 sec sul crollo di WTC-7 da vari punti di vista 
  • video del crollo del WTC-7 confrontato con [altre] demolizioni controllate
  • l’intervista a Richard Gage, fondatore di AE911Truth.org, su C-Span, il canale pubblico della politica USA: guarda il video [doppiato in italiano]
  • i video di Massimo Mazzucco (luogocomune.net/site): 11 Settembre – La nuova Pearl Harbor (l’opera più esaustiva sull’11 settembre!!!) e Il Nuovo Secolo Americano per capire come è nata l’operazione false flag 9/11 (false flag = un attacco attribuito ad altri, nel caso specifico a Osama Bin Laden da un rifugio in Afghanistan…)
  • il film di Giulietto Chiesa, Zero
  • Behind The Smoke Curtain: What Happened at the Pentagon on 9/11, and What Didn’t, and Why it Matters di Barbara Honegger ha ampiamente dimostrato [video in italiano] che quello al Pentagono fu un inside job = auto-attentato e una operazione false flag
  • altri video nella nostra lista video http://presenzalongare.blogspot.it/p/video.html

leggi: 

domenica 30 luglio 2017

6, 7, 8, 9 agosto 2017

Per fare memoria dei bombardamenti di
Hiroshima, 6 agosto 1945 ore 8.15
Nagasaki, 9 agosto 1945 ore 11.02 
e delle vittime di tutte le guerre, dei vari "terrorismi", delle operazioni "false-flag"...

da Domenica 6 a mercoledì 9 agosto
faremo Presenza a Longare 
dalle 7 alle 11.30

domenica 23 luglio 2017

Diamo difesa civile ad un Paese che brucia (anche le risorse in spese militari)

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/diamo-difesa-civile-ad-un-paese-brucia-anche-le-risorse-spese-militari/

Era proprio il mese di luglio del 2013 quando – dopo averne parlato in riva al Lago di Garda con Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento – scrivevo per Azione nonviolenta l’intervento preparatorio al XXIV Congresso, nel quale proponevo di assumere come centrale nell’azione del movimento fondato da Aldo Capitini l’avvio di una campagna per la “pari dignità” tra la difesa militare e quella civile, condotta attraverso una grande alleanza tra l’area disarmista, nonviolenta e quella del servizio civile. Fu quanto avvenne al Congresso del gennaio 2014 a Torino, nel quale fu presa la decisione di lavorare alla costruzione dell’Alleanza delle sei reti (Conferenza nazionale Enti Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Sbilanciamoci, Tavolo Interventi Civili di Pace, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo) che a Verona, all'”Arena di pace e disarmo” del 25 aprile di quell’anno, lanciarono la campagna “Un’altra difesa è possibile”.

A quattro anni da quell’articolo e dopo tre anni di impegno, tanto delle Reti e delle Associazioni nazionali quanto (e soprattutto) dei gruppi e comitati locali, la proposta di legge per la difesa civile, non armata e nonviolenta è stata incardinata e calendarizzata presso le Commissioni congiunte Affari Costituzionali e Difesa della Camera dei Deputati. Questo è potuto avvenire sia grazie alle firme raccolte sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un “Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”, sia per la presentazione di un disegno di legge identico da parte di sei deputati di diverse parti politiche (Artini, Basilio, Civati, Marcon, Sberna e Zanin) ai quali si sono aggiunte le firme di un’altra settantina di deputati, sia – infine – grazie alle 21.000 cartoline firmate da cittadini italiani e consegnate dalla Campagna a tutti i deputati che invitavano alla calendarizzazione e al voto della proposta di legge.
Il 13 luglio scorso, dunque, nella riunione congiunta delle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera dei Deputati, è stato incardinato e calendarizzato il dibattito parlamentare sulla proposta di legge n.3484 per la costituzione di un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. “È un passo decisivo per la Campagna – scrivono le Reti che promuovono Un’altra difesa è possibile  – perché non si era mai arrivati ad ottenere una discussione istituzionale di questo livello sul tema della difesa civile e nonviolenta”. Non che il tema fosse estraneo alle aule parlamentari: vi era entrato con la legge 230/1998 di riforma dell’obiezione di coscienza, era stato confermato dalla legge 64/2001 che istituiva il Servizio civile nazionale e, infine, ribadito con il decreto legislativo 78/2017 che istituisce il Servizio civile universale, finalizzato – appunto – alla “difesa non armata e nonviolenta” della Patria (dove si inserisce anche il progetto sperimentale di “corpi civili di pace” per i volontari in servizio civile, in corso). Tuttavia, adesso non si tratta di una dichiarazione d’intenti scritta in premessa (ed in maniera un po’ generica) ad una legge sul servizio civile, ma di un disegno complessivo che vuole mettere a sistema – sul piano politico, organizzativo e finanziario – un modello di difesa alternativo a quello militare. Che comprenda anche il servizio civile.
Di quanto ce ne sia bisogno lo vediamo anche in questo drammatico luglio, nel quale il Paese brucia sotto la minaccia costante di fuochi, dolosi e colposi, il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio riconosce al Senato, il 19 luglio, che le risorse per la prevenzione sono quasi nulle e 17 canadair non riescono a rispondere alle centinaia di chiamate. Ciò nonostante, il governo continua nel folle acquisto di 90 cacciabombardieri F35, con costi complessivi che schizzano a quasi 19 miliardi di euro e le Commissioni Bilancio di Camera e Senato – come segnala l’Osservatorio sulle spese militari italiane – hanno appena “dato parere favorevole al decreto della Presidenza del Consiglio, firmato da Gentiloni lo scorso 29 maggio, che destina alla Difesa altri 12,8 miliardi dei 46 miliardi di euro complessivi del “fondo investimenti” quindicennale inserito nella legge di Bilancio 2017. Fondi destinati in gran parte, 8,2 miliardi (non 5,4 come pareva all’inizio) all’acquisizione di nuovi armamenti”. Siamo ormai ad un vero spostamento semantico della parola “difesa” che, mentre sviluppa un offensivo riarmo bellicista, è incapace di difenderci dalle minacce reali e costanti.
Per questo adesso è importante che le donne e gli uomini di buona volontà presenti in Parlamento, sia di maggioranza che di opposizione, votino al più presto – senza stravolgerlo – il disegno di legge per la difesa civile, non armata e nonviolenta che – a partire da uno spostamento di risorse dalle spese militari alla difesa civile, aumentato dal 6×1000 dei cittadini italiani – prevede la costituzione del “Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta” con i compiti di difendere la Costituzione, di predisporre piani per la difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone la sperimentazione e la formazione della popolazione, di svolgere attività di ricerca per la pace, il disarmo, la riconversione civile dell’industria bellica, di favorire la prevenzione dei conflitti armati, la riconciliazione, la mediazione, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale e l’educazione alla pace. E di collaborare con i Dipartimenti della Protezione civile, dei Vigili del Fuoco e della Gioventù e del Servizio civile, all’interno del “Consiglio nazionale della difesa civile, non armata e nonviolenta”.
Insomma si tratta di ridare valore e dignità alla parola “difesa”, sottraendola al monopolio militare che, preoccupato di preparare e fare le guerre – mentre garantisce la difesa ad oltranza dell’industria degli armamenti – lascia il Paese sempre più vulnerabile e indifeso. Ma armato fino ai denti.

Posted by Sono impegnato da molti anni nel Movimento Nonviolento, oggi nella segreteria nazionale, e faccio parte della redazione di “Azione nonviolenta”, rivista fondata nel 1964 da Aldo Capitini (www.nonviolenti.org). A Reggio Emilia, dove ho scelto di vivere, dopo aver partecipato negli anni a “reti”, “coordinamenti” e “campagne” ho contribuito a fondare e ad animare la Scuola di Pace (www.sdp-re.it).

lunedì 17 luglio 2017

Sull'Edificio 7 del World Trade Center...

dalla pagina http://yournewswire.com/cia-911-wtc7/ 

CIA Agent Confesses On Deathbed: 
‘We Blew Up WTC7 On 9/11’



Malcolm Howard, ex agente CIA, ingenere civile ed esperto di esplosivi, oggi pensionato di 79 anni cui restano poche settimane di vita, nei giorni scorsi ha dichiarato di aver fatto parte di una squadra della CIA che nel periodo precedene l'11 settembre 2001 ha pianificato e predisposto la demolizione controllata dell' Edificio 7 del World Trade Center (WTC 7), fatto poi crollare l'11 settembre alle 17.20.

[traduzione alla pagina http://www.maurizioblondet.it/lagente-della-cia-punto-morte-confessa-11-settembre-operazione-interna/]



dalla pagina http://www.butac.it/la-confessione-dellagente-della-cia-sul-wtc7/

NOTIZIA
Un agente della CIA confessa sul letto di morte "Abbiamo fatto scoppiare il WTC7 l'11 settembre"
FATTI
La fonte della notizia è un noto sito di fake news, autore di "scandali" come il Pizzagate, condividere da un sito del genere è come credere alle notizie di Lercio





Anche secondo altri siti specializzati in "bufale" (hoax) la notizia sarebbe falsa e ricalcherebbe un'altra bufala di anni fa: http://www.veteranstoday.com/2017/07/14/wtc7-confess/





Ma allora la notizia è una bufala oppure no?

NON lo sappiamo, MA sappiamo che:
  • l'Edificio 7 è crollato in meno di 7 secondi, praticamente in caduta libera... 
  • un fisico statunitense ha dimostrato per primo che il WTC 7 è crollato nei primi due secondi e mezzo esattamente in caduta libera...
  • un tipo di caduta simile è compatibile solamente con una demolizione controllata
  • ad oggi, 2887 fra ingegneri e architetti perlopiù nordamericani sono convinti che il WTC 7 sia caduto non per effetto del fuoco ma per demolizione controllata e chiedono una inchiesta indipendente. 
Altre informazioni sul 9/11 - 11 settembre: Come l'11 settembre continua a uccidere

Sappiamo inoltre che c'è chi mette in giro (in rete) notizie parzialmente false (fake news, hoax), in modo che qualcun altro possa poi screditare anche quel po' di verità che la notizia comprendeva... 

Quindi, la notizia dell'ex-agente CIA va suddivisa almeno in due parti (e relative domande):
  1. un ex-agente CIA ha ammesso di aver minato l'Edificio 7 (WTC 7)
  2. l'Edificio 7 è crollato a causa di una demolizione controllata. 
Da un punto di vista logico, la verità / falsità della affermazione 1. NON influisce sulla verità della affermazione 2., verità suffragata da dati ed evidenze scientifici, i quali sono comunque negati dall'inchiesta ufficiale e ignorati dai mainstream media...